venerdì, maggio 30, 2014

Prima presentazione del libro - Strategia Digitale, il Manuale


Prima presentazione del libro: al Meet Magento.

Siamo stati invitati e volentieri partecipiamo, raccontando cosa pensiamo di strategia ed eCommerce.

Il 3 Giugno presenteremo il nostro libro all'interno dell'evento Meet Magento. 

Se già contate di andarci, non perdete l'occasione 

(Nota: Meet Magento è un evento, marketing e tecnologico, sull'ecommerce. E' a pagamento ed è sold out. Prossimamente ci saranno altri eventi di presentazione... in ambiti no cost e con maggiore possibilità di trovare posto )

Naturalmente, come insegniamo nei nostri corsi, quando si parla di un prodotto, è sempre opportuno inserire un link all'ecommerce, in modo da permettere alle persone interessate di acquistarlo immediatamente :-)

Ecco dunque un link da dove potrete acquistare il nostro manuale - sia in formato cartaceo che in Kindle:
Strategia digitale. Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e i social media

Funziona ad hashtag - il distributore automatico per cani :-)


Venerdì, ora di un post leggerino.

Azienda che produce cibo per cani.

Piazza nel parco una macchina spara palline, per permettere ai cani di divertirsi col riporto.

Viene gestita dai padroni dei cani, che devono loggarsi con l'hashtag #Snackball.

Se il cane riporta la palla entro un tempo limite, vince un appetitoso e sano snack. Già, perché proprio qui sta il pensiero strategico: si tratta di cibi salutari per i nostri amici, una dieta sana che insieme ad un regolare esercizio, eccetera eccetera.

Ecco il video.

giovedì, maggio 29, 2014

Il cortocircuito tra pubblicità e vendite: compra (la pizza) in streaming su Hulu, nuovi formati

http://venturebeat.com/2014/04/30/hulus-new-ads-will-let-you-order-a-pizza-without-leaving-the-video-player/
Se la televisione assume nuove forme, come la fruizione in streaming piuttosto che su device "non televisivi", è naturale che anche i format pubblicitari possano e debbano evolversi. Anche se, onestamente, sono anni che se ne parla (io partecipai a un progetto di ricerca finanziato dalla Comunità Europea nel lontano 1995...) e non si è visto ancora la killer app :-)

Un interessante tentativo si è adesso visto su Hulu (provider importantissimo di TV in streaming), in un nuovo format adottato da Pizza Hut.

Idea semplicissima: in una cultura come quella statunitense, davanti alla TV mangi la pizza. E la pizza la ordini al telefono oppure online - dovendo affiancare un second screen, second device alla TV (una complicazione). E la pizza la ordini quando? Beh, per non perderti il godimento dello spettacolo, durante le pause pubblicitarie.

E allora, ecco l' "In-stream purchase unit", che consente (consentirà) di ordinare la pizza direttamente dalla TV, durante la pubblicità, senza cambiare canale. Anzi, che prima suggerisce l'idea che sarebbe un buon momento per una pizza e consente di ordinarla senza cambiare piattaforma.

Quindi, finalmente, se volete, una pubblicità (televisiva) che chiude il cerchio tra propaganda e acquisto immediato :-) e che consente di pensare a un targetting delle persone (microtargeting - ad esempio selezionando solo certi tipi di persone ad alta probabilità di acquisto, tanto online posso profilare e identificare chi mi sta guardando e servire pubblicità differenti).

E di targettarle nel momento più giusto per convertirle all'acquisto (e se volete, per cose meno banali della pizza, potremmo anche tirarci dentro qualche bella analisi di big data, tanto per complicare un po' la faccenda).

E una pubblicità pensata in maniera più intelligente in un mondo dove non è detto che la televisione si guardi in televisione :-)


Approfondimento:
Ne parla Bloomberg (Video, saltate al minuto 2:40)

Hulu non ha annunciato solo questo, ma ha un po' di novità in arrivo - http://blog.hulu.com/2014/04/30/today-at-the-hulu-upfront/





mercoledì, maggio 28, 2014

#strategiadigitale - User Generated Marketing: cos'è e riflessioni. Approfondimento del manuale



Nel capitolo 10, a pagina 145, accenniamo allo User Generated Marketing; poi anche per questioni di spazio non approfondiamo il tema. Approfitto allora del  mio blog per fare qui questo approfondimento, riprendendo discorsi che avevo già fatto in passato...

Si definisce User Generated Content, in termini letterali, l'insieme di tutti quei contenuti che sono creati dagli utenti e in un qualche modo messi a disposizione dell'azienda. Quei contenuti che le persone sviluppano, spontaneamente, per farsi ambassadors, evangelisti, per testimoniare il proprio amore per noi.

Questo, almeno, in teoria. Nella visione più alta. Che dovrebbe più correttamente essere chiamata User Generated Marketing. Marketing fatto per conto nostro, a nostro favore. Spontaneamente o a seguito di nostri stimoli.

Nella pratica del lavoro della comunicazione, si è in realtà trasformato in una strategia / tattica che chiede, stimola le persone a svolgere contenuto a nostro favore. Si chiede di applicarsi ad attività di questo genere:
- sviluppo di innovazioni di design, addobbo
modifica dei nostri prodotti, con elaborazioni di tipo grafico o suggerimenti sotto forma di testi
- invio di foto o filmati che mostrano come il nostro prodotto viene usato, anche in contesti inconsueti
- redazione di storie basate sui nostri prodotti e di come i nostri prodotti influiscono sulla vita dei nostri utenti
- invenzione di materiali di comunicazione per i nostri prodotti (ad esempio, questo)
- composizione di musiche o altre opere dell'ingegno ispirate dai nostri prodotti...

Non necessariamente perché ci amano; più spesso perché c'è una qualche forma di remunerazione, un concorso, un benefit. Come in questo esempio.

Va detto che negli ultimi anni la gente sembra essersi un po' stancata di sviluppare content per conto nostro (con notevolissime eccezioni). Si sono viste molte operazioni (tipicamente scrivi un racconto, manda una foto o un video) che sono andate quasi deserte. Troppo complesso, troppo impegnativo per un utenza superficiale, specialmente se non emotivamente coinvolta con la marca o motivata in altri modi.

La partecipazione spontanea può essere molto forte in quei casi, come Fiat 500, dove c'è un forte coinvolgimento emotivo con la marca o il prodotto, attesa, amore e passione per la marca, stima per l'azienda, identificazione del ruolo dell'utente (se' stesso) con quello di un esperto, di uno più avanti o intelligente perché ha saputo scegliere il prodotto giusto e intende far sapere a tutto il mondo quanto sia in gamba.

Questi casi non sono però purtroppo universali, e nella maggior parte dei casi il trasporto emotivo verso il nostro prodotto è modesto.

In alcuni (rari) casi di successo, si è riusciti anche a coinvolgere le persone in progetti di comunicazione - non tanto chiedendo loro di realizzare in outsourcing (a costi zero o comunque fuori mercato) proposte di campagne; quanto offrendo loro modo di partecipare con un loro contributo personale, come in questo caso di Toshiba + Intel.

Se invece ci amano, dobbiamo tenere conto che uno degli aspetti più interessanti portati dalla rivoluzione digitale è che la "ownership" di una marca può scappare dalle mani dell'azienda. E finire nelle mani delle persone, che la reinterpretano a piacimento - a volte lungo linee in collisione con l'impianto strategico che l'azienda si è data. Come racconto in questo mio post.

Un altro esempio, sul fronte spontaneo, è Ikea Hacker. In estrema sintesi è un blog in cui un certo numero di geni e di folli condivide col mondo quello che è riuscito a fare "hackerando" i prodotti Ikea, prendendo un pezzo pensato per un certo uso e scopo e trasformandolo, modificandolo, rivoluzionandolo. Condividendo poi il tutto con la comunità. 

Qui c'è gente che si appropria di un prodotto e lo reinterpreta. Che fa del marketing autogenerato per Ikea e lo diffonde - in maniera incontrollabile per l'azienda. Con tutte le opportunità e i rischi del caso.





martedì, maggio 27, 2014

Sfruttare l'influenza: il ristorante pop-up dove paghi con una foto su Instagram

 

Altra classica operazione di buzz, sempre in ambito ristorazione e sempre appoggiata sulla diffusione di foto sui propri social a favore della creazione di awareness per un produttore di cibi pronti (in modo comparabile al caso Dinnercam e al caso LIDL, con cui ha parecchio in comune)

In sostanza: 
Il produttore di surgelati Birds Eye ha lanciato un pop-up restaurant dove vengono serviti i propri prodotti della gamma premium. 

Un modo per far provare i propri prodotti, in qualche maniera una forma molto alta di sampling (l'operazione, saggiamente, è integrata in un piano di comunicazione più ampio che prevede TV e forme più tradizionali di sampling).

La cena viene servita gratuitamente, in cambio del posting di proprie foto, sui social, con l'hashtag #BirdsEyeInspirations. Come beneficio aggiunto, agli ospiti viene anche offerto un mini corso di food photography.
L'idea è di diffondere awareness e innescare conversazioni...

http://petapixel.com/2014/05/21/london-pop-restaurant-temporarily-let-patrons-pay-photos-clever-advertising/

Ecco i link a una serie di interessanti articoli di approfondimento:

http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2627144/Now-pay-dinner-using-INSTAGRAM-Pop-restaurant-lets-diners-settle-bill-uploading-photos.html

http://www.inc.com/amy-whyte/pop-up-restaurant-lets-customers-pay-with-instagram.html

http://www.mobilecommercedaily.com/birds-eye-pop-up-restaurant-treats-instagram-posts-as-currency?preview=true

lunedì, maggio 26, 2014

Semplice e brillante: vinci biglietti aerei col simulatore (e fai buzz)

Operazione molto semplice di British Airways.
Si piazzano dei simulatori di volo alla stazione dei treni.
Sfidi i passanti a giocare e metti in palio un po' di biglietti (e fai giocare anche su Facebook).

Banale?
Beh, come vedo tutti i giorni, spesso le cose più semplici sono quelle che funzionano di più.
Infatti hanno fatto dei discreti numeri: 11.000 partecipanti dal vivo e 47.000 online.
Senza contare quelli che hanno visto (e letto sui media) dell'attività. Per esempio quelli che hanno letto questo articolo (dove trovate anche un paio di video sull'operazione).



sabato, maggio 24, 2014

Riassunto settimanale del mio blog (+ immagini gratis del Metropolitan Museum)


Eccoci di nuovo con il riassunto del mio blog, raggruppando i post di questa settimana, così se vi siete persi qualcosa potete eventualmente recuperare :-)

Enjoy.

Socialnomics 2014, video da presentazione #strategiadigitale

Il finto sito porno di Oasis :-)


Nota: prosegue la tradizione di usare immagini che non c'entrano nulla con il post, nelle pubblicazioni del sabato - scegliendo immagini che mi piacciono e basta. Questa volta però ne approfitto per segnalare la lodevole iniziativa del Metropolitan Museum :

http://www.metmuseum.org/about-the-museum/press-room/news/2014/oasc-access

http://www.ibtimes.com/metropolitan-museum-art-offers-400000-works-art-free-high-res-download-1587265

"the Metropolitan Museum in New York just made 394,000 images available and the site promptly crashed within hours from the heavy demand"




venerdì, maggio 23, 2014

Il finto sito porno di Oasis :-)

Post leggerino del venerdì :-)

Quando si ha poco da dire sul prodotto (in questo caso, Oasis - una bevanda al gusto frutta), per comunicare si vanno a cercare mondi, riferimenti, emozioni.

Insomma, ci si inventa quel qualcosa che il prodotto non ha o non può avere.

Qualche volta ci si sfoga sulla pura creatività, sull'ideona.


Come questa: un clone di Youporn



Fatevi quattro risate in questo post da venerdì e andate a farvi un giro sul sito :-)

( e speriamo che Google tra un po' non venga a rompermi i maroni dicendo che ho messo del contenuto erotico in un blog che non è registrato come per adulti...)

Va poi detto che Oasis ha una lunghissima tradizione di comunicazione un po' fuori di testa... (ricordo la recente operazione "spartana" su Twitter, la satira cinematografica-marveliana con Citronman...)

giovedì, maggio 22, 2014

Socialnomics 2014, video da presentazione #strategiadigitale


Una delle cose che diciamo nel nostro libro (una banalità?) è che occorre rimanere aggiornati su quel che succede. Nel mondo. Nel mondo digitale. Sui mercati. Sui media.

In questo senso può essere utile darsi un'occhiata a questi 3 minuti circa di video, che contengono un po' di "ultime statistiche" sui Social e sul loro impatto sui mercati, sulle persone, su come viviamo.

Probabilmente tutte cose che chi legge questo post più o meno sa (magari una rinfrescatina ai numeri serve) ma che possono essere degli "eye opener" per Clienti e Prospect, o per alunni. Quindi condivido, sperando serva... :-)

Note:
Questo post è il secondo di una serie di contenuti di approfondimento legate al nostro libro (Strategia Digitale, il manuale) - riflessioni e approfondimenti - cose che dentro al libro per motivi di spazio non ci sono state o notizie/casi che illustrano bene cose di cui abbiamo parlato, idee che entrano nel discorso della strategia e del digitale.

Questi contenuti ( su base rigorosamente irregolare) saranno pubblicati sul blog di Giuliana e/o sul mio, e vastamente amplificati sui social, compresa la pagina Facebook
(www.facebook.com/StrategiaDigitale)
che stiamo costruendo - cui potete partecipare anche voi, se volete.
Questi contenuti saranno contraddistinti ovviamente, dall'hastah #strategiadigitale :-)

Messaggio promozionale: se siete interessati a comprare il manuale, cliccate sul banner in alto a destra o seguite questi link...

(Versione su carta) : Strategia digitale. Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e i social media

(Versione digitale): 

Messaggio informativo: se non avete idea di cosa sia il nostro manuale di strategia digitale, siete arrivati qui per caso ma il tema vi interessa, ecco un link da cui avere ulteriori informazioni sulla nostra opera :

http://robertoventurini.blogspot.it/2014/04/e-finalmente-e-uscito-il-libro.html

mercoledì, maggio 21, 2014

Digital Marketing: quale il percorso da fare? Bella Infografica

L'immagine dice tutto.
E' la Road Map per il Digital Marketing, da dove partire e che strada fare per crescere.

Magari non sono d'accordo su tutto, dato che ogni azienda è particolare, ogni situazione è a se', ogni problema richiede una strategia su misura e non l'applicazione di un template buono per tutti.
Ma è un buon punto di partenza per ragionare.

L'infografica è tratta da: 

dove trovate anche un po' di commenti utili (e una versione un po' più grande).

Enjoy.


martedì, maggio 20, 2014

Marketing intelligente e viralità garantita: 5 dollari di sconto se...


Magari non l'ha pensato in ottica strategica, magari gli è uscita così - ma ci sono persone che hanno la strategia incorporata nel subconscio.

Una cosa piccola che sembra funzionare bene: il ristorante giapponese (in Canada) che fa lo sconto di 5 dollari se il pupo a tavola si è comportato bene.

Da un lato un incentivo a tenere sotto controllo i pargoli (se è come in Italia dove certi genitori diseducano e non mettono alcun freno, altro che i 5 dollari ci vorrebbero...) - il che significa una experience complessiva più gradevole per gli avventori.

Dall'altro.. beh, questa cosa ha già fatto il giro del mondo, portando una copertura mediatica che il ristoratore non si sarebbe probabilmente mai potuta permettere (anche se, onestamente, con una probabile dispersione del 99% rispetto al suo bacino potenziale di utenza).

Strategia e buon marketing significa partire (anche) dalle cose semplici. Perché (massima Zen) la perfezione si raggiunge quando non c'è più nulla da togliere.

Qui leggete tutta la storia:

lunedì, maggio 19, 2014

Poteva essere un fail, e invece... la storia creata insieme su Twitter.


Dalle nostre parti, paese di buontemponi e utenti aggressivi, l'idea di far generare contenuto agli utenti ormai fa venire i brividi (come dimostrato dai casi di Ceres e di Kyenge, tanto per citarne di recenti).

Specialmente se si chiede alle persone di scatenarsi a scrivere su un tema, un hashtag, a supporto di un'iniziativa aziendale.

Invece DirectTV (che in USA fa concorrenza alla TV via cavo) ha chiesto e ottenuto abbastanza materiale decente da scriverci un libro. Cioè, in realtà uno spot.

In sostanza hanno dato un tema: scrivere via Twitter una storia sull'hashtag #GetRidofCable. Collegando i tweet gli uni con gli altri. Hanno poi scelto i migliori, quelli che meglio si incastravano e su questi hanno girato il video pubblicitario.

Qui leggete un approfondimento sul progetto:

Ora guardate il video qui sotto (poi il post continua con le mie considerazioni).


Considerazioni:

Probabilmente la prima cosa da valutare è quanto sia forte l'odio o il risentimento per la nostra marca, prima di stimolare la creatività degli utenti. Se apriamo un palcoscenico, chi ci vuole male lo userà per vendicarsi. A naso, da quello che ho visto, non mi sembra che Direct TV abbia grossi problemi e quindi grossi conti in sospeso da regolare.

Questo aiuta molto: come sempre, il primo e principale fattore per rendere felici le persone è dare un buon prodotto/servizio. E raccontarlo. Certo che se pretendiamo di usare la comunicazione per coprire il fatto che performiamo male... e le persone hanno la possibilità di far sentire la propria voce... aiuto.

Due: non c'è da aspettarsi comunque grandi cose da una massa di utenti. Il livello medio è basso. Qualche genio che sviluppa pezzi di pregio se abbiamo fortuna lo troviamo. Ma la massa, se partecipa, sarà molto poco creativa e sofisticata. Diverso se targhettiamo (come?) solo un'elite culturale (ormai chi sa leggere e scrivere?).

Quindi meglio predisporre soluzioni di emergenza per assicurarsi che qualcosa di decente comunque esca dal progetto. E gestiamo le aspettative del management, non è detto partecipino in migliaia. A volte sono più decine che centinaia

Tre: Se andiamo su temi troppo "alti" per la marca, per il suo impatto sulla virta quotidiana delle persone, rischiamo di farla fuori dal vaso e di essere percepiti male. Diverso se davvero abbiamo una missione che cambia la vita delle persone (ad esempio se siamo Greenpeace o Amnesty, che se lo possono permettere, ma non certo una marca chessò, di succhini di frutta).

Ricorrere al divertimento, visto che già le persone non vedono l'ora di trollarci per fare quattro risate, può essere una strada più sicura che cercare di elicitare grandi movimenti d'opinione.. sempre che la nostra marca si possa permettere un taglio più "fun" (e nel caso in questione, va notato che, nonostante si sia offerto un tema su cui divertirsi, si è finiti per parlare di morte...e anche questa controproprosta non scherzava per niente :-)

Approfondimento:






venerdì, maggio 16, 2014

giovedì, maggio 15, 2014

Grandi. Nivea: il braccialetto tracciabimbi in pubblicità

Esempio che si riallaccia perfettamente al tema della "Brand Utility" - ovvero delle azioni di comunicazione che non si limitano a propagandare la marca, ma che cercano di dare un servizio concreto alle persone (per approfondimenti sul tema, leggete questo e anche quest'altro e infine questo).

Nivea si è inventata un'operazione (costosissima), sicuramente pensata (soprattutto?) per fare buzz sulla marca.
Per dare un servizio concreto, una soluzione pratica ad un problema molto sentito (vedi alla voce insight*).
In un ambito di pertinenza della marca, molto coerente, dal punto di vista strategico a quello che la marca è e fa.

In sintesi: in Brasile hanno realizzato una pagina pubblicitaria che contiene un braccialetto con un device elettronico ($$$).
Il braccialetto viene installato sul bambino (sperando che non se lo strappi) e si collega ad un'app iphone based.

A questo punto la mamma può rilassarsi, attenuare le paure legate al bambino che si perde in spiaggia, viene rapito dagli alieni, etc etc.

Infatti, se il bimbo si allontana troppo (il limite è settabile) lo smartphone inizia a suonare. E la mamma a strillare il nome del bambino, accompagnato da pressanti inviti a tornare alla base (o usa la funzione radar per individuare il piccolo fuggitivo e intercettarlo).

Insomma, guardate il video.



* insight: se non sapete cos'è (e dovreste saperlo), estraggo un frammento dal nostro libro Strategia Digitale (il manuale) che lo descrive: 

"Uno strumento intellettuale (ma anche operativo) è la ricerca di un insight[1]. Possiamo definire l’insight come il distillato della comprensione di un aspetto psicologico, profondo e non banale, del nostro target, uno spunto riguardante il nostro prodotto che ci permetta di costruire una comunicazione relevant, che parli alle emozioni del target. 

Spesso l’insight è formulato come una domanda, un bisogno più o meno espresso e consapevole al quale dare una risposta. Si basa in genere su realtà non immediatamente apparenti, a volte su sensazioni irrazionali e\o che il target non confessa volentieri. 

Deve, per essere potente, avvicinarsi il più possibile a delle “grandi verità”, rifuggendo dall’ovvio (probabilmente già abbondantemente sfruttato dai nostri competitor).

L’insight è quasi una rivelazione. La comprensione profonda di un bisogno, di un comportamento, di un problema, di un tratto profondo della psicologia del target che influenza fortemente le scelte d’acquisto. Individuarlo significa trovare una strada potente verso una comunicazione (e un prodotto) altamente “relevant”, perché tocca le persone nel vivo."





[1] Per una buona definizione del Customer Insight, si veda: http://goo.gl/f36gQe



mercoledì, maggio 14, 2014

Ecchedduepalle, un altro #epicfail: l'umanità non impara dai propri errori. Kyenge-manifesto

(post rivisto e ampliato questa mattina con un po' di considerazioni di fondo).

#ecche2maroni questi #epicfail. Che orrore.

Che uno non avrebbe nemmeno più voglia di parlarne, non fosse che sono news che attengono alla vita professionale dei comunicatori...

Ci risiamo con l'epic fail più classico: quello del sito dove puoi scrivere quel che ti pare, senza moderazione.

Scusate la cattiveria, ma si dovrebbe presumere che gli addetti ai lavori vivano su questo pianeta e sappiano cosa succede, ad esempio abbiano sentito parlare di Ceres (vi do' il link qui al caso, se pure voi vivete su altri pianeti :-) o di Cynar.

Invece per il ministro Kyenge è stata ideata una bella operazione di online marketing partecipativo: la possibilità di scrivere (riempiendo un template) la propria versione del manifesto elettorale, con alti messaggi valoriali e motivazionali.


Piccolo problema: per un tempo non piccolo, la cosa non è stata moderata (guardate il video più sotto), ed è uscito di tutto, insulti razzisti, croci uncinate, porcate... tutto da copione (e una marea di goliardici e creativi messaggi da parte di noi addetti ai lavori che testavamo se davvero non fosse moderato...)

Vi allego foto del template da personalizzare, come l'ho personalizzato io (e sono stato buono). Su Facebook e ovunque trovate salvate cose molto meno carine (visto anche che la Signora Kyenge, con tutto il rispetto, è purtroppo un bersaglio appetibile per ingiurie e via discorrendo).



Comunque cito un mio commento su FB che ci sta bene pure qui:

La moderazione è SEMPRE obbligatoria: uno perché è pieno di buontemponi in giro. Due perché è pieno di cretini. tre perché è pieno di figli di buona donna. quattro perché rischi di passare dei guai legali, oltre a farci sicuramente una figura di merda. Ora appena dai in pasto alla gente una roba "personalizzabile", ci provano subito...



vedi anche: http://mgpf.it/2014/05/14/rickrolling-cecile-kyenge.html

Perché è importante parlarne: per fare cultura e far maturare il mercato e chi ci opera
Ora (e scusate se mi dilungo), se parliamo di questi epicfail non è per sfogare frustrazioni o dare dello scemo a certi colleghi. E' perché si impara molto di più dagli errori (nostri e degli altri) che dalle cose fatte giuste (purtroppo).

E' perché, se vogliamo fare crescere il comparto in cui lavoriamo e le persone che vi lavorano, è giusto far girare le norme di base e far circolare casi buoni e storie dell'orrore.
E' perché se facciamo qualcosa che può essere bucata, ci sarà sempre un numero non piccolo di persone che si divertirà a farlo o lo farà con cattiveria e odio.

E' perché se si combinano questi pasticci, i clienti e i potenziali clienti si costruiranno una percezione dei social come luogo pericoloso, delle agenzie come covi di cialtroni. E contribuiremo a far stentare la crescita di quello che è il settore della comunicazione a più alto potenziale di successo e di impatto sociale positivo.

Soprattutto qui non si tratta di sbeffeggiare chi ha sbagliato (ormai questo tipo di errore è diventato purtroppo talmente comune che dall'indignazione si è passati allo sberleffo); si tratta di ragionare su un semplice ma gravissimo fatto (dal punto di vista del business). 

Certo, non cade il mondo se qualcuno scrive un manifesto per l'ex ministro "Leviamo le rotelle alla bici, che l'Italia è pronta" (purtroppo me l'hanno censurato). Non è un dramma.
Non fosse che, decina dopo decina di queste goliardate, si svacca del tutto il senso dell'operazione.

Quella che doveva essere una possibilità per le persone di esprimere un pensiero politico, dei desideri, un supporto e una partecipazione è diventato uno sfogatoio, un modo più o meno scemo di dire assurdità, un esercizio di creatività.

Insomma, ha snaturato il senso dell'operazione, secondo me ne ha messo pesantemente in crisi l'efficacia.

E non venitemi a dire "che se ne parli bene o se ne parli male..:".

E' una puttanata, lo si sa da anni e tutte le ricerche lo dimostrano: se non sei una celebrità dello spettacolo o giù di lì, cui la controversia può fare comodo, quando si parla male di te le tue vendite vanno giù, punto. 

Può andare bene per la Ventura, che si critichi lo spot Pittarosso o che su X-Factor ci siano forti attacchi al suo personaggio.

A voi è venuta voglia di votare Kyenge, avendo visto messaggi tipo "Per una serata al Bingo, l'Italia è pronta"? Vi ha fatto simpatia e quindi pensate che la signora meriti il vostro voto? Se lo merita è per altre cose; le elezioni, nonostante tutto, sono una cosa seria. E buttarla in goliardica caciara non è ancora una delle strategie che si dimostrano vincenti nella comunicazione politica.
Ma, forse, è solo una questione di tempo.

AGGIORNAMENTO: verso mezzanotte (più o meno) deve essere scesa in campo la squadra pompieri. Intanto una serie di parolacce venivano automaticamente bloccate (rifiutava la pubblicazione - premoderazione basata su keyword). I contenuti inappropriati (o troppo scemi, come i miei di test) venivano pubblicati ma poi rimossi dopo pochissimi minuti. Meno male... però qualcosa gli scappava ancora: