martedì, luglio 22, 2014

Non è vero che i giovani lasciano Facebook? una ricerca


Una recente (e sintetica) ricerca porta dati alla tesi che i giovani NON stanno lasciando Facebook in massa, come qualcuno dice.

Contiene altri dati interessanti sull'uso dei media digitali e sociali - focalizzata sugli USA la ricerca da' comunque spunti interessanti anche per noi.

While some media outlets have reported teens tiring of Facebook in favor of whatever is the latest craze, Facebook still reigns number one in both total adoption and daily usage.

Ecco il link alla ricerca:

lunedì, luglio 21, 2014

Bellissimo Guerilla Teatrale. Intelligente


Difficile fare marketing sui teatri. Eppure è necessario - perché tra la crisi e il decadimento culturale, si stanno svuotando.

E allora, proprio basandosi sullo svuotamento del teatro, ecco un guerilla che collega il teatro con il museo, la rappresentazione teatrale con un quadro.

Molto bello, elegante, sofisticato. E, per questo, giusto per il target :-)

Guardatevi il video che così capite e vi godete l'idea:



Will and George Come to Life from MMA on Vimeo.

venerdì, luglio 18, 2014

E' venerdì. Instagram in 3D e i cosmetici Simpson.

Tra che oggi è venerdì, tra che il titolo del post non è di quelli che generano audience, so già che questo post lo leggerete in due. Amen. Ma condivido lo stesso un paio di cose divertenti e interessanti, che non meritano un post serio e approfondito - ma essere citate sì.

1. Da Instagram al Viewmaster

Chi ha qualche anno ricorderà i Viewmaster, quei visori stereoscopici, quelli che avevano quei dischi rotondi e permettevano di vedere immagini 3D... un tempo molto popolari (e ci credo, non c'era la realtà aumentata, manco c'era il WiFi e nemmeno i cellulari, uno si doveva accontentare...).

Oggi un'azienda (Reelagram) si offre per trasformare i nostri migliori scatti su Instagram in dischi stereoscopici, al modico prezzo di circa 20 dollari cadauno.
Utilità zero (e sotto zero quando avremo tutti Oculus Rift in testa) ma effetto novelty assicurato. Spero non abbiano fatto programmi a lungo termine perché non so quanto dureranno sul mercato - ma trovo l'idea divertente, potrebbe essere un bellissimo gadget.

PS1: Ah, non sapevo li producessero ancora, i View-Master, invece sì. http://www.fisher-price.com/en_US/brands/viewmaster/

PS2: ecco una vecchia pubblicità del View Master, così capite cos'era se non ne avete mai posseduto uno (io sì).



2. I cosmetici di Marge Simpson
Non sono cose da ragazzine (Marge "bellicapelli" Simpson non è un personaggio ispirazionale; non è un simbolo di bellezza iconica cui associarsi, non è Hello Kitty) eppure un'azienda ha trovato una buona idea fare una linea di cosmetici a lei dedicata.

In realtà l'azienda (MAC Cosmetics, un player top del mercato) ha lanciato la collezione dei cosmetici Simpson al Comic Con, l'evento degli amanti di fumetti e cartoni animati. E l'ha resa disponibile solo per un giorno (ma ad Agosto arriva sul serio nei negozi). Una bella operazione di buzz su noi nerd sciroccati di fumetti e fumetterie. Like.


Approfondimenti:
http://www.cbsnews.com/news/mac-launching-simpsons-makeup-line-at-comic-con/



Offerta lavoro: In Kettydo cercano un Social Media Specialist

Riceviamo e volentieri pubblichiamo...

In Kettydo è aperta una posizione di Social Media Specialist Sr.

La persona che sceglieremo dovrà coordinarsi con i clienti dell’agenzia, impostare e realizzare strategie editoriali, social e digital PR, identificando gli ambiti di azione e identificando e coordinando contributor esterni quali influencers, blogger, giornalisti, etc.

Al Social Media Specialist Sr. conosce approfonditamente gli strumenti di social analytics e listening, e coordina la strategia al fine di raggiungere gli obiettivi preposti.

Cerchiamo una persona culturalmente “onnivora” e che possibilmente che ami esprimersi e raccontarsi proprio attraverso la scrittura.

Lavorerà coordinandosi con il Resp. dell’area social dell’agenzia.

Si richiedono:
  • Esperienza in gestione ed execution di iniziative social 
  • Profonda conoscenza dello stato dell’arte delle maggiori piattaforme content&social (Facebook, Twitter, Pinterest, Instagram, Foursquare, Youtube, Vine etc.) 
  • Capacità di analizzare e comprendere l’audience, identificare opportunità e insight per lo sviluppo strategico e tattico delle iniziative social 
  • Ottima capacità di entrare in relazione diretta con il cliente e con le persone (fan&follower) 
  • Esperienza specifica in progetti di Digital PR 
  • Conoscenze di Crisis Management e capacità coordinamento con il cliente per la gestione delle crisi 
  • Conoscenza di tool di analytics per il monitoring e la misurazione della presenza digital del Brand 
  • Profonda conoscenza delle metriche di misurazione e definizione KPI 
  • Capacità di presentazione e preparazione di documenti in grado di esprimere le proposte verso il cliente 
  • Comprensione della comunicazione Digital, basi di Digital Marketing e dei processi di produzione digital 
  • Ottima conoscenza dell’inglese scritto e parlato

**NON scrivete a me ** io non sono coinvolto nella cosa - se mi mandate qualcosa, la cestino senza avvisare :-) (e dimostrate di non avere un requisito importante: saper leggere i documenti fino in fondo :-P )

giovedì, luglio 17, 2014

Guerilla / Ambush *BASTARDISSIMO* :-)


Ok, torniamo a parlare di creatività.

Oggi è il caso di uno dei Guerilla o meglio "Ambush" più bastardi che ho visto da un bel po'.

Non vi racconto niente, guardatevi il video, fatto senza risparmio di mezzi, un Ambush molto cinematografico :-)


Background:
Il mandante è Ubisoft - che fa videogames.
Per il lancio di Watch Dogs - un nuovo gioco, pare attesissimo, che parla di action e parla di hackers...

"An amazing smartphone app turns common people into powerful hackers and hidden cameras record their reaction as they unwillingly hack a street of Los Angeles. You won't believe what they do when the police show up! Experience the power of hacking in Watch Dogs on May 27, 2014."

mercoledì, luglio 16, 2014

6 Verità per non fallire ("fare relazione" fa business? E' davvero importante pensare al business?)


Una serie di incontri di formazione fatti questa settimana mi ha dato lo spunto (e il materiale...) per scrivere un'altro post "strategico" che possiamo tranquillamente vedere come approfondimento di Strategia Digitale - il manuale.

Ci sono in giro una serie di affermazioni, di pensieri pericolosi. Ecco alcuni spunti di riflessione.

1. Se non pensiamo al business quando facciamo comunicazione, meritiamo di estinguerci.

Semplice: la comunicazione (per una marca, prodotto...) serve ad aiutare l'azienda a raggiungere i propri obiettivi.

Che, alla fine, devono sempre impattare sulla bottom line. E devono essere funzionali al marketing (quello vero, vedi: Il Marketing è più che prendere la gente per i fondelli. E il digitale...)

2. Poca Fuffa. Guai essere tutte chiacchiere e distintivo.

Se proponiamo al cliente azioni che sono belle, che "fanno relazione", che sono molto "social", che lo aiutano ad essere più "digital"... ma queste azioni non spostano di un millimetro verso gli obiettivi di business, siamo dei consulenti non solo inutili, ma anche dannosi.

Facciamo sprecare tempo, soldi, attenzione verso iniziative irrilevanti.

Un po' come il "fare branding" superficiale dell'adv, o l'essere "2.0", o tutte le puttanate che dicevano le dot-com del secolo scorso. Brave a fare comunicazione impattante, a zero come modello di business, praticamente tutte morte, perché la gente poi, non ha dato loro una lira, non ha comprato. Con la soddisfazione di morire essendo comunque amate e popolari.

Non dico che tutto debba essere fatto per vendere direttamente. Rafforzare la marca, costruire relazione con le persone, usare l'influenza di un influencer sono tutte azioni legittime, step di un processo che però, prima o dopo, si dovrà riflettere sulle vendite.

3. Dobbiamo essere esperti. Di realtà

Va benissimo essere esperti di comunicazione, ma non basta.

Occorre anche capire come funziona il business, il marketing, capire come funzionano le aziende e cosa comprano le persone. Insomma, essere esperti, in primis, di realtà.

Chiedetevi perché tante aziende guardano male le agenzie.

A volte perche non riescono a capirle. A volte perche le agenzie non riscono a capire loro. Anzi, gli dicono che sbagliano. Ma le soluzioni proposte sembrano fumose, poco concrete e non basate su ragionamenti solidi. Chiediamo atti di fede, spesso molto forti.

4. Se faccio relazione (in un qualche modo...) poi il successo di business arriverà. Ma anche no.

OK, certo che è importante fare relazione con le persone, i clienti, i "target". E in fondo, qualsiasi cosa io faccia, chi la vede modifica il suo relazionarsi con me.

Se faccio qualcosa di wow, qualcosa di simpatico, uso un testimonial, parlo con un paio di persone via Twitter... certo, faccio relazione. Ma ciò è bene o male? O meglio, è funzionale a far andare bene l'azienda o no?

Conosco consulenti (non di questo nostro mondo digitale)  che tutti consideravano simpatici. Che ti faceva piacere andarci a bere una birra insieme o una pizza. Bravissimi a comunicarsi, a fare relazione con le persone. Che non ti veniva assolutamente in mente di chiamarli per fargli fare un lavoro, perché non pensavi fossero bravi, competenti, speciali. Ottima relazione - ma nel senso sbagliato. Magari molto "wow" ma zero conversione.

5. Non roviniamo una bella amicizia (è tutta questione di obiettivi).

Ricordo anche di avere instaurato - da giovane - forti relazioni con alcune fanciulle che mi piacevano.

Le ascoltavo, parlavo con loro, cercavo di essere loro vicino, tutto da manuale. Poi, ovviamente, veniva sottolineato che non avrebbero mai avuto una storia con me per non "rovinare la nostra bella amicizia" - e alle feste evaporavano con il  primo tizio con la T-shirt "Italian Stallion" (vabbé, erano gli anni 80...).

Ottima relazione la mia - come sempre però dipende dagli obiettivi che uno vuole raggiungere (io, ovviamente, cercavo relazioni significative).

"Fare relazione" non vuol dire niente. E' come dire faccio cose, vedo gente. E non è che va bene fatta in qualsiasi modo, questa "relazione".

La relazione è importantissima... ma deve essere una relazione che sia funzionale agli obiettivi di business. Se uso un influencer, ci deve essere un senso, deve avere la capacità di trasmettere la sua influenza sul mio pubblico a favore del mio prodotto. Non è (spero) che se domani vado in giro con le mutande KelvinKlain voi che mi seguite e mi stimate vi fiondate a comprarle. Diverso è se io endorso un tool di marketing, un'agenzia, un libro, un'idea, una persona.

6. Altrimenti è come i Guerilla Marketing fatti male.

Ti ricordi l'evento. Non ti ricordi la marca. Lo ricordi con piacere e stima - non vedi motivi, a valle dell'evento, per cui dovresti comprare il fottuto prodotto. O dargli i tuoi dati per il loro database. O dare un feedback sulla tua user experience. O fare una quelsiasi delle mille cose che significano permettere all'azienda di fare business, incassare soldi, pagare gli stipendi, restare sul mercato.

Faccio cose, vedo gente può essere divertente*. Ma se smettiamo di domandarci chi ce le compra, le sigarette, perdiamo il contatto con la realtà. Che non è normalmente un buon approccio per avere successo nel business.
Se facciamo business.

Se invece, invece di aziende, consulenti, agenzie siamo artisti, e lo facciamo per la gloria e la bellezza, per esplorare teorie sociologiche nuove; o se siamo Guru che devono tirar su qualche lira vendendo libri, allora no, allora va bene tutto.

* E per chi non sa cosa significhi Faccio cose, vedo gente, guardatevi questo clip mitico, tratto da Ecce Bombo.



PS: non faccio volutamente riferimento a nessun caso particolare perché NON sto parlando di nessun caso particolare. Questo è un ragionamento generale, da applicare al modo in cui lavoriamo. Tutti, sempre.

martedì, luglio 15, 2014

Wow Factor: Il gioco controllato dalla mente, contro il cancro.


Ultimamente mi sono concentrato, sul blog, un po' più a parlare di marketing, di strategia.

Con, btw, dei buoni risultati di audience. 

Messaggio ricevuto - sembra che chi legge sia interessato a questi temi, ad approfondimenti - e ne parlerò di più. 
E voi ricordate che suggerimenti e consigli (e anche richieste) sono sempre bene accette.

Ricominciamo però con le Case History, da condividere con voi. Oggi è il turno di un'operazione di comunicazione orientata al wow factor e alla generazione di buzz... nonché alla raccolta raccolta fondi per la The Brain Tumour Charity.

Per la prima volta la tecnologia dei giochi controllati con la mente sbarca su un'affissione. Si indossa un apposito caschettino (pagando 1 sterlina per giocare) e si gioca, pubblicamente, a pong. Senza mani. Solo con la forza della mente.
Ci proverei volentierissimo.

2 giocano, tanti altrei guardano dal vivo, altri ancora guardano online, come voi. E si dovrebbe riuscire a raccogliere un po' di fondi. Bello.



(io però, giuro, un giorno o l'altro uno di questi cosi per controllare roba con la forza delle mente, me lo compro. Ci sono già andato vicino un paio di volte... non è un fake, esistono davvero, guardate qui:

http://www.huffingtonpost.com/2010/12/27/xwave-mind-control_n_801620.html
http://gajitz.com/mind-games-four-games-you-control-with-your-brain/
http://www.amazon.com/Mattel-P2639-Mindflex-Game/dp/B001UEUHCG
http://electronics.howstuffworks.com/emotiv-epoc4.htm

Anzi, visto che sono un influencer, regalatemene uno :-P